mercoledì 26 marzo 2008

grovigli

grovigli di pensieri. fastidio e nervoso, rabbia, anche. voglia di cose facili, di semplici gioie, di un po' di allegria. e stanchezza. e senso di emergenza. e paura. sentirmi con la fatica di due quando sono sola e sola a condividere quando siamo in due. male. sonno da dormire agitata, senza il calore di un abbraccio sereno. non voglio sentirmi piagnucolare ne vedere quella tua faccia insofferente. non voglio un eroe, un principe che mi accontenti suo malgrado. non voglio una vittima che si indispone per un nonnulla. vorrei un compagno accanto, con cui decidere, condividere, accontentarsi a vicenda, parlare, comunicare, ascoltare, mediare, vivere. nelle cose gioiose, nella leggerezza di un abbraccio, nella fatica di tutti i giorni. ti prego smettiamo di vivere come se ogni cosa possa essere giustificata da una situazione che è quella che è, scelta o meno, parte della vita come tutto. iniziamo a vivere come una famiglia, con la serena consapevolezza che ogni fatica è il prezzo che vale il nostro abbraccio, ogni passo stanco è il piccolo dono per una condivisione forte.
stringimi forte ora, che vorrei proteggermi, che vorrei urlare e scappare.
stringimi forte perché è accanto a te che sono, che voglio stare.

giovedì 20 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

imbrocchiamola !

"Mettetela in brocca!
A casa, ma quest’estate anche al ristorante, in pizzeria, al bar; e all’esercente che vi dirà che non può servirvi l’acqua del rubinetto spiegate che non è vero. Storia di un’idea che si diffonde. - di Camilla Lattanzi

L’acqua del rubinetto contro l'acqua in bottiglia. La riflessione che, come Altreconomia, abbiamo iniziato alcuni mesi fa sul bere l’acqua dell’acquedotto (buona, economica e comoda perché arriva direttamente nelle nostre case) continua anche durante l’estate, quando magari capita più spesso di uscire a cena. Al ristorante o in pizzeria è ormai prassi bere acqua minerale: ma non è un obbligo, semmai, anche qui, un balzello. Nulla vieta, ma davvero nulla, di chiedere “l’acqua in brocca”. Gli esercenti non possono rifiutare la richiesta (anche se spesso capita che restino spiazzati, e si arrampichino sugli specchi). Chiedere l’acqua in brocca è un modo non tanto per risparmiare (anche se, a ben pensarci, l’acqua del rubinetto dovrebbe essere già compresa nel “coperto”), quanto di riaffermare che l’acqua pubblica è la migliore, inquina di meno (non viaggia su e giù per l’Italia con i tir) e non può diventare oggetto di scambio. Un’azione “politica”, come la definisce Camilla Lattanzi, ideatrice della proposta, nell’articolo che segue. “Imbroccatela!”, dopo essere stata pubblicata da Altreconomia, è stata rilanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di RadioDue (nella foto sotto) ed è quindi arrivata anche a un largo pubblico. Forza dunque: non solo in casa, ma ovunque si può bere “l’acqua del sindaco”. Per maggiori informazioni e per scaricare il volantino informativo da lasciare ai ristoratori:
http://www.altreconomia.it/ oppure http://www.imbrocchiamola.org/
Un invito alla seduzione? Anche, ma non solo. “Imbrocchiamola!” è l’invito a reagire, come consumatori critici, a chi sta tentando di obbligarci a bere sempre acqua in bottiglia, riportando invece sulle tavole le vecchie brocche riempite di acqua del rubinetto.In Italia siamo i primatisti mondiali nel consumo di acque minerali. Le grandi marche dell’imbottigliamento ringraziano, e condizionano le nostre vite. Ci infliggono mal di schiena e stimmate alle mani conseguenti al trasporto in casa delle pesantissime confezioni da sei bottiglie da un litro e mezzo. Ci inquinano l’aria con le diossine prodotte dall’incenerimento delle bottigliette in pet e con i gasoli dei trasporti su strada. Strapagano veline, calciatori e ora anche passerotti parlanti da fare invidia a San Francesco, per convincerci a consumare addirittura l’acqua “a zero calorie”, e il bello è che ci riescono, visto che ogni italiano consuma oggi in media 188 litri di minerale in bottiglia, tre volte più di vent’anni fa.Come se non bastasse, ci hanno anche scippato la brocca d’acqua dal “coperto” quando mangiamo al ristorante.E provate a chiedere a un bar un bicchiere d’acqua: vi guarderanno come se foste un malato contagioso.La campagna “Imbrocchiamola!” nasce per reagire a questa situazione insopportabile. Se l’acqua “del rigattiere”, controllata e imbottigliata mesi or sono, dal prezzo circa duemila volte superiore a quella del rubinetto, ha sfondato, allora vuol dire che la mano invisibile del mercato di Adam Smith è diventata più lesta della mano di Arsenio Lupin: urge passare al contrattacco.La campagna è stata ideata dall’associazione ConsumAttori di Firenze, che promuove il consumo critico e la cittadinanza attiva.“Imbrocchiamola!” intende svelare, dal basso, i paradossi legati al consumo smodato di acque minerali, e così i ConsumAttori e Controradio -nell’ambito della trasmissione “Questione di stili”, un programma su stili di vita e consumo critico arrivato quest’anno alla terza edizione- hanno lanciato una campagna per una guida ai ristoranti di Firenze e dintorni che evidenzi “chi la dà” e “chi non la dà”, intendendo naturalmente i ristoranti, le pizzerie, le trattorie che sono disposti -o meno- a servire la brocca d’acqua del rubinetto.È un esercizio di scrittura collettiva, un’inchiesta, una campagna di pressione, da compiersi con una buona dose di ironia.Per portare avanti la campagna non c’è bisogno di alzare i toni: si chiede gentilmente la brocca, si registra la risposta, e, casomai, si accetta con un sorriso “quel che passa il convento”. Il ristoratore che non la dà, finirà tra ”i cattivi”. Con possibilità di redimersi al prossimo turno. Per agevolare la “redenzione” e per diffondere la campagna si suggerisce di lasciare sul tavolo il volantino che si può scaricare dal sito di Ae (www.altreconomia.it) che spiega, in perfetto stile nonviolento, le ragioni della richiesta e il senso della campagna.Non sarà facile contrastare una manipolazione culturale che raggiunge livelli paradossali. Quando al ristorante si chiede la brocca, le risposte sono le più fantasiose: “Non c’è”. “Non è buona”. “Non è potabile”. “È vietata”. “Non abbiamo le brocche. Non ce la chiede nessuno”. “Non ve la consiglio”. “Non ci possiamo prendere la responsabilità”. E ancora: “Se è per il prezzo, ve la regalo”. E via così, in un crescendo di affermazioni surreali; in realtà non solo il regolamento igienico sanitario (L.283/62 e Reg. Comunitario 852/2004) ma anche la logica più elementare ci dicono che un esercizio pubblico che fosse davvero privo di acqua potabile meriterebbe la revoca della licenza: non si vorrà mica insinuare che c’è chi lava l’insalata con acqua minerale?Insistere per esercitare il diritto alla brocca non è da intendersi come un capriccio, né come un modo per risparmiare denaro. Al contrario, vuole diventare un atto politico, una prima “goccia” che potrebbe produrre una serie di cerchi concentrici,sempre più ampi.Per esempio: le amministrazioni comunali (dalle quali dipendono le licenze per bar e ristoranti) potrebbero prevedere l’obbligo per gli esercenti di mettere a disposizione acqua in brocca sui tavoli, come servizio per la comunità. Accade all’estero, può accadere anche in Italia.In ogni caso, la campagna “Imbrocchiamola!” è una strada tra le molte sulla quale sarà utile avviarci per non trovaci, un giorno, a dover acquistare anche l’aria che respiriamo. "
Da oggi troverete il link e il logo di questo sito sul mio blog. Mi occupo di acqua per lavoro e sono stra-convinta che dobbiamo educarci al rispetto delle risorse. Meno inquinamento, meno spreco, piu' consumo consapevole. Vale per tutto. Dobbiamo educare noi stessi ed educare i bambini a questo concetto.
In questo senso il consumo di acque minerali è costo ecologico ed economico che in Italia è davvero gravoso. Mi occupo di analisi e so con che frequenza e serietà DEVONO essere controllate le acque di rete. So bene che il gestore garantisce l'acqua all'attacco, quindi poi c'è da provvedere a verificare lo stato di tubature, cisterne ed autoclavi delle singole case. Vi dico anche che le acque minerali hanno limiti di legge meno restrittivi sul contenuto di alcuni metalli e altro in quanto nascono come curative, con specifiche caratteristiche. Ok al consumo di acque specifiche per i neonati, per anziani, per chi ha calcoli ecc. Ma torniamo a consumare un bene che già abbiamo, ci spetta ed è anche buono!

martedì 18 marzo 2008

che cosa c'è?

c'è una valigia in macchina per portarti i vestiti per partire, e il senso di lontananza che già mi fa un po' male perché ancora non ho smaltito le fatiche e so che ne arrivano di peggio. c'è una bilancia che segna inesorabile 58.7 Kg nonostante una settimana di dieta, solo 2 etti in meno. e fatica mentale nel rendermi conto che tra mangiare fuori a pranzo, mangiare a casa quando le cose vanno a male perché le compro quando poi non ci sono e non le ho quando sono a casa, adattarsi a quello che abbiamo tempo e forze per fare c'è poca speranza di fare di meglio. c'è la resa al fatto che devo fermarmi un attimo a riprendere fiato e tornare a gestire meglio tempo ed energie per non trovarmi a stendere una lavatrice alle 23.30 e stirare alle 6.30. c'è da fare attività fisica, qualcosa per rimettermi in forma e aiutare il mio fisico a non sentirsi un catorcio, e so bene che non ne ho voglia, ma andrà fatto. ci sono visite mediche e esami che continuo a rimandare, commissioni da fare. ci sono 90 km di strada stasera e spero tanto ci sia anche il minuto di un abbraccio forte che mi dia energie. ci sono preoccupazioni che non si possono gestire se non aspettando evoluzioni e mi snervano. ci sono cose da fare al lavoro che tanto nessuno pretende vengano fatte, ma io so lavorare bene e mi detesto quando vorrei solo trascinarmi al giorno dopo. c'è il tempo che come sempre corre al contrario, troppo veloce quando un abbraccio ci consola e troppo lento quando vorresti aver già superato questo mese che ancora ci promette stanchezza e distanza. c'è troppo da fare quando vorresti solo fermare il tempo e contemplare le nostre mani che si stringono e poco da fare quando il silenzio della tua assenza si fa pesante. ci sono progetti che vorrebbero spuntare come germogli di primavera ma faticano a trovare il sole che li convinca a sbocciare, ci sono paure e desideri. ma in fondo a tutto questo, nel pieno significato di queste cose, c'è il nostro piccolo amore che cresce, che resiste, che vive e scalpita. ci siamo noi due ed è INEVITABILE.

lunedì 17 marzo 2008

aiuto

Cominciamo con il dire che ho sonno !e come inizio del lunedì mattina non è che sia confortante, vista la settimana che mi aspetta. Ma è così.Il tutto nasce da venerdì che per fare 90 km scarsi ci ho impiegato piu' di tre ore ! Prosegue con la cena a casa alle 22 causa lavoro di lui.Prosegue con un sabato mattina di commissioni, un pranzo in silenzio, un pomeriggio di attesa, e soprattutto una pizza in mezzo a olio motore e lavoro suo (e io a fare un po' di casino e finto aiuto) fino alle 5 del mattino. Non ho nemmeno visto il gp di F1 non perché non mi sono svegliata, ma perché siamo andati a dormire in quella e non avremmo resistito un minuto di piu'. La domenica ci ha sorpresi che era ora di pranzo (anche se qualcuno è riuscito a fare l'aperitivo con il caffelatte per passare poi ai ravioli di magro !!!) ed è proseguita, per legge del contrappasso e fargli scontare le ore di assenza, con shopping compulsivo presso outlet (bottino: 3 reggiseni e varie di intimo, un paio di jeas rifle, un piumino al ginocchio color cipria, per lui giacchino di cotone blu e maglioncino di cotone color mattone Henry Cotton's) e giretto in centro (che non mi aspettavo così carino)... morale coccole e discorsi importanti ci hanno fatto tardare anche la cena di ieri sera ed eccomi qui. Sveglia ore 5.50 e partenza 6.25 non hanno aiutato. Ripeto ho sonno, e la settimana non prevede sconti.Oggi lavoro, stasera passaggio di corsa dai miei a sfoggiare gli acquisti, casa, lavatrice, stirare e varie. Domani riparto da casa con trolley, lavoro, 90 km, aspetto, preparazione cena e borsa per sua partenza. Ritorno mercoledì mattina, lavoro, passaggio obbligato dal parrucchiere, casa. Giovedì lavoro, amica a cena e poi non so ancora altro. Per ora è già abbastanza per spaventarmi !

giovedì 13 marzo 2008

suscettibile...

ma non permalosa.
fragile ma non debole.
piccola ma INGOMBRANTE ????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

noooooo "presente ovunque" !

ah !

insomma una utilitaria SUV ?

lunedì 10 marzo 2008

english's lesson

there is an apple-cake on the table
there are three smiles about to the table
there is a hope in us

hallo kasper, good luck and good track !
:-)

martedì 4 marzo 2008

chiavi

mi hai fatto la copia delle chiavi e adesso abbiamo davvero due case per due, due cuori e due capanne. Fa un po' sorridere e mi piace, pensare di scegliere in che casa andare a dormire, decidere che strada prendere tornando dal lavoro, decidere dove fare la spesa. Mi piace pensare alla possibilità di rendere più quotidiano il nostro convivere, non dovendo chiedere permesso, creare naturalezza. Ed è la prima volta che ho le chiavi della casa di qualcun altro, è la mia ad essere già cambiata in nostra e adesso il tuo alloggio diventa nostra casa bis, dependance della nostra quotidiana fatica per superare le distanze. Eppure mi da un po' di amarezza. Perché non sempre sei a casa, nemmeno in quella; perché comunque c'è fatica e a volte forse "non vale la pena" perché fai tardi. Eppure c'è qualcosa di difficilmente spontaneo che pesa. Non è colpa di nessuno, lo so. Anzi se penso allo scorso anno è un sogno. Però nel cuore sono stanca. Sono un po' noiosa in questi giorni, lo so. E' un po' di stanchezza, un po' di nervoso sottile, un po' di paura. Il brutto di abituarmi a te, di sentire quanto sono a casa con te e poi il distacco, non potermi rilassare e pensare che da oggi in poi questo abbraccio sarà sempre il luogo del nostro riposo. E' che mi sento sopraffatta dalle piccole cose non condivise, dalla spesa da sola, da cose che dimentico di dirti, da cose che non trovano il momento di essere vissute. Ma lo so che quelle chiavi tintinnano di gioia, che l'anello che le tiene vicine è già una promessa che si concretizza. Lo so. Ti amo.