... perché vorrei dimenticare all'istante le cose che mi stanno succedendo. Sono stanca di tutto, delle ire e delle insofferenze altrui, della insoddisfazione mia e di chi mi sta accanto che rischia di soffocarci, della ipocrisia e dei giochini maligni sul lavoro. Sono davvero a livello e, alla fine, non sono ancora riuscita nemmeno a decidermi di iscrivermi a palestra, o corso di ballo, o di canto... insomma a ritagliare energie positive per me. So solo che domani sera ho un volo prenotato verso uno dei futuri possibili, o forse no. Ma almeno ho bisogno di fare passi, oggi, che abbiano una strada per il domani, che non siano gretta sopravvivenza, ma voglia di guardare avanti. Io invece ora guardo i piedi e li vedo fermi e stanchi, voglio rivederli ballare.
lunedì 26 gennaio 2009
mercoledì 14 gennaio 2009
l'anno appena iniziato...
è ancora sospeso e non sono pronta a credere che porterà cose belle. troppa insicurezza, troppi conti che non tornano, troppa stanchezza. mi ci metto anche a fare buoni propositi ma non molto convinta. non riesco a progettare e a vedere un orizzonte, mi sento nebbiosa, e non so se è una lenta alba o un banale tramonto invernale... devo capirci qualcosa, ma se mi sforzo di pensare mi viene solo da scappare, ansia e senso di non avere le fila di nulla, di fatalismo rassegnato ma in fondo insoddisfatto e rabbioso. no questa non sono, non ero io e non voglio esserlo, ma il futuro non è progetti e speranze, è tirare avanti e camminare in tondo e a me non va bene...
allora devo prendere il tempo con questa vitaccia e ridarle musica, a passo di danza. alleggerire, rifiorire. dovrei ecco, vedremo.
buffo che alla fine una riflessione è sorta da un panda buffo e dal maestro tartaruga...
il passato è storia, il futuro è mistero, oggi è un dono... è per questo che si chiama "presente" !

eh non male... quindi adesso è un dono un po' del cavolo visto il lavoro di m***a, vediamo di passare 'sta giornata vah !
allora devo prendere il tempo con questa vitaccia e ridarle musica, a passo di danza. alleggerire, rifiorire. dovrei ecco, vedremo.
buffo che alla fine una riflessione è sorta da un panda buffo e dal maestro tartaruga...
il passato è storia, il futuro è mistero, oggi è un dono... è per questo che si chiama "presente" !

eh non male... quindi adesso è un dono un po' del cavolo visto il lavoro di m***a, vediamo di passare 'sta giornata vah !
giovedì 8 gennaio 2009
tornare
si fanno regli, l'abero, si vedono i parenti, si preparano i bagagli, si parte, si vedono posti, pattini, slittino, cittadine, neve, silenzio, si torna, si gira per saldi con nervoso da kg di troppo festivi e fretta di trovare qualcosa a prezzi decenti... sono stanca, non appagata. mi mancano momenti speciali, mi resta il vuoto di qualcosa di non trovato. adesso voglio tornare, tornare me.
mercoledì 7 gennaio 2009
lunedì 5 gennaio 2009
imbrocchiamola
Mi occupo di acqua per lavoro e sono stra-convinta che dobbiamo educarci al rispetto delle risorse. Meno inquinamento, meno spreco, piu' consumo consapevole. Vale per tutto. Dobbiamo educare noi stessi ed educare i bambini a questo concetto.
In questo senso il consumo di acque minerali è costo ecologico ed economico che in Italia è davvero gravoso. Mi occupo di analisi e so con che frequenza e serietà DEVONO essere controllate le acque di rete. So bene che il gestore garantisce l'acqua all'attacco, quindi poi c'è da provvedere a verificare lo stato di tubature, cisterne ed autoclavi delle singole case. Vi dico anche che le acque minerali hanno limiti di legge meno restrittivi sul contenuto di alcuni metalli e altro in quanto nascono come curative, con specifiche caratteristiche. Ok al consumo di acque specifiche per i neonati, per anziani, per chi ha calcoli ecc. Ma torniamo a consumare un bene che già abbiamo, ci spetta ed è anche buono!
riporto questo articolo:
"Mettetela in brocca!
A casa, ma quest’estate anche al ristorante, in pizzeria, al bar; e all’esercente che vi dirà che non può servirvi l’acqua del rubinetto spiegate che non è vero. Storia di un’idea che si diffonde. - di Camilla Lattanzi
L’acqua del rubinetto contro l'acqua in bottiglia. La riflessione che, come Altreconomia, abbiamo iniziato alcuni mesi fa sul bere l’acqua dell’acquedotto (buona, economica e comoda perché arriva direttamente nelle nostre case) continua anche durante l’estate, quando magari capita più spesso di uscire a cena. Al ristorante o in pizzeria è ormai prassi bere acqua minerale: ma non è un obbligo, semmai, anche qui, un balzello. Nulla vieta, ma davvero nulla, di chiedere “l’acqua in brocca”. Gli esercenti non possono rifiutare la richiesta (anche se spesso capita che restino spiazzati, e si arrampichino sugli specchi). Chiedere l’acqua in brocca è un modo non tanto per risparmiare (anche se, a ben pensarci, l’acqua del rubinetto dovrebbe essere già compresa nel “coperto”), quanto di riaffermare che l’acqua pubblica è la migliore, inquina di meno (non viaggia su e giù per l’Italia con i tir) e non può diventare oggetto di scambio. Un’azione “politica”, come la definisce Camilla Lattanzi, ideatrice della proposta, nell’articolo che segue. “Imbroccatela!”, dopo essere stata pubblicata da Altreconomia, è stata rilanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di RadioDue (nella foto sotto) ed è quindi arrivata anche a un largo pubblico. Forza dunque: non solo in casa, ma ovunque si può bere “l’acqua del sindaco”. Per maggiori informazioni e per scaricare il volantino informativo da lasciare ai ristoratori:http://www.altreconomia.it/ oppure http://www.imbrocchiamola.org/
Un invito alla seduzione? Anche, ma non solo. “Imbrocchiamola!” è l’invito a reagire, come consumatori critici, a chi sta tentando di obbligarci a bere sempre acqua in bottiglia, riportando invece sulle tavole le vecchie brocche riempite di acqua del rubinetto.In Italia siamo i primatisti mondiali nel consumo di acque minerali. Le grandi marche dell’imbottigliamento ringraziano, e condizionano le nostre vite. Ci infliggono mal di schiena e stimmate alle mani conseguenti al trasporto in casa delle pesantissime confezioni da sei bottiglie da un litro e mezzo. Ci inquinano l’aria con le diossine prodotte dall’incenerimento delle bottigliette in pet e con i gasoli dei trasporti su strada. Strapagano veline, calciatori e ora anche passerotti parlanti da fare invidia a San Francesco, per convincerci a consumare addirittura l’acqua “a zero calorie”, e il bello è che ci riescono, visto che ogni italiano consuma oggi in media 188 litri di minerale in bottiglia, tre volte più di vent’anni fa.Come se non bastasse, ci hanno anche scippato la brocca d’acqua dal “coperto” quando mangiamo al ristorante.E provate a chiedere a un bar un bicchiere d’acqua: vi guarderanno come se foste un malato contagioso.La campagna “Imbrocchiamola!” nasce per reagire a questa situazione insopportabile. Se l’acqua “del rigattiere”, controllata e imbottigliata mesi or sono, dal prezzo circa duemila volte superiore a quella del rubinetto, ha sfondato, allora vuol dire che la mano invisibile del mercato di Adam Smith è diventata più lesta della mano di Arsenio Lupin: urge passare al contrattacco.La campagna è stata ideata dall’associazione ConsumAttori di Firenze, che promuove il consumo critico e la cittadinanza attiva.“Imbrocchiamola!” intende svelare, dal basso, i paradossi legati al consumo smodato di acque minerali, e così i ConsumAttori e Controradio -nell’ambito della trasmissione “Questione di stili”, un programma su stili di vita e consumo critico arrivato quest’anno alla terza edizione- hanno lanciato una campagna per una guida ai ristoranti di Firenze e dintorni che evidenzi “chi la dà” e “chi non la dà”, intendendo naturalmente i ristoranti, le pizzerie, le trattorie che sono disposti -o meno- a servire la brocca d’acqua del rubinetto.È un esercizio di scrittura collettiva, un’inchiesta, una campagna di pressione, da compiersi con una buona dose di ironia.Per portare avanti la campagna non c’è bisogno di alzare i toni: si chiede gentilmente la brocca, si registra la risposta, e, casomai, si accetta con un sorriso “quel che passa il convento”. Il ristoratore che non la dà, finirà tra ”i cattivi”. Con possibilità di redimersi al prossimo turno. Per agevolare la “redenzione” e per diffondere la campagna si suggerisce di lasciare sul tavolo il volantino che si può scaricare dal sito di Ae (www.altreconomia.it) che spiega, in perfetto stile nonviolento, le ragioni della richiesta e il senso della campagna.Non sarà facile contrastare una manipolazione culturale che raggiunge livelli paradossali. Quando al ristorante si chiede la brocca, le risposte sono le più fantasiose: “Non c’è”. “Non è buona”. “Non è potabile”. “È vietata”. “Non abbiamo le brocche. Non ce la chiede nessuno”. “Non ve la consiglio”. “Non ci possiamo prendere la responsabilità”. E ancora: “Se è per il prezzo, ve la regalo”. E via così, in un crescendo di affermazioni surreali; in realtà non solo il regolamento igienico sanitario (L.283/62 e Reg. Comunitario 852/2004) ma anche la logica più elementare ci dicono che un esercizio pubblico che fosse davvero privo di acqua potabile meriterebbe la revoca della licenza: non si vorrà mica insinuare che c’è chi lava l’insalata con acqua minerale?Insistere per esercitare il diritto alla brocca non è da intendersi come un capriccio, né come un modo per risparmiare denaro. Al contrario, vuole diventare un atto politico, una prima “goccia” che potrebbe produrre una serie di cerchi concentrici,sempre più ampi.Per esempio: le amministrazioni comunali (dalle quali dipendono le licenze per bar e ristoranti) potrebbero prevedere l’obbligo per gli esercenti di mettere a disposizione acqua in brocca sui tavoli, come servizio per la comunità. Accade all’estero, può accadere anche in Italia.In ogni caso, la campagna “Imbrocchiamola!” è una strada tra le molte sulla quale sarà utile avviarci per non trovaci, un giorno, a dover acquistare anche l’aria che respiriamo. "
In questo senso il consumo di acque minerali è costo ecologico ed economico che in Italia è davvero gravoso. Mi occupo di analisi e so con che frequenza e serietà DEVONO essere controllate le acque di rete. So bene che il gestore garantisce l'acqua all'attacco, quindi poi c'è da provvedere a verificare lo stato di tubature, cisterne ed autoclavi delle singole case. Vi dico anche che le acque minerali hanno limiti di legge meno restrittivi sul contenuto di alcuni metalli e altro in quanto nascono come curative, con specifiche caratteristiche. Ok al consumo di acque specifiche per i neonati, per anziani, per chi ha calcoli ecc. Ma torniamo a consumare un bene che già abbiamo, ci spetta ed è anche buono!
riporto questo articolo:
"Mettetela in brocca!
A casa, ma quest’estate anche al ristorante, in pizzeria, al bar; e all’esercente che vi dirà che non può servirvi l’acqua del rubinetto spiegate che non è vero. Storia di un’idea che si diffonde. - di Camilla Lattanzi
L’acqua del rubinetto contro l'acqua in bottiglia. La riflessione che, come Altreconomia, abbiamo iniziato alcuni mesi fa sul bere l’acqua dell’acquedotto (buona, economica e comoda perché arriva direttamente nelle nostre case) continua anche durante l’estate, quando magari capita più spesso di uscire a cena. Al ristorante o in pizzeria è ormai prassi bere acqua minerale: ma non è un obbligo, semmai, anche qui, un balzello. Nulla vieta, ma davvero nulla, di chiedere “l’acqua in brocca”. Gli esercenti non possono rifiutare la richiesta (anche se spesso capita che restino spiazzati, e si arrampichino sugli specchi). Chiedere l’acqua in brocca è un modo non tanto per risparmiare (anche se, a ben pensarci, l’acqua del rubinetto dovrebbe essere già compresa nel “coperto”), quanto di riaffermare che l’acqua pubblica è la migliore, inquina di meno (non viaggia su e giù per l’Italia con i tir) e non può diventare oggetto di scambio. Un’azione “politica”, come la definisce Camilla Lattanzi, ideatrice della proposta, nell’articolo che segue. “Imbroccatela!”, dopo essere stata pubblicata da Altreconomia, è stata rilanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di RadioDue (nella foto sotto) ed è quindi arrivata anche a un largo pubblico. Forza dunque: non solo in casa, ma ovunque si può bere “l’acqua del sindaco”. Per maggiori informazioni e per scaricare il volantino informativo da lasciare ai ristoratori:http://www.altreconomia.it/ oppure http://www.imbrocchiamola.org/
Un invito alla seduzione? Anche, ma non solo. “Imbrocchiamola!” è l’invito a reagire, come consumatori critici, a chi sta tentando di obbligarci a bere sempre acqua in bottiglia, riportando invece sulle tavole le vecchie brocche riempite di acqua del rubinetto.In Italia siamo i primatisti mondiali nel consumo di acque minerali. Le grandi marche dell’imbottigliamento ringraziano, e condizionano le nostre vite. Ci infliggono mal di schiena e stimmate alle mani conseguenti al trasporto in casa delle pesantissime confezioni da sei bottiglie da un litro e mezzo. Ci inquinano l’aria con le diossine prodotte dall’incenerimento delle bottigliette in pet e con i gasoli dei trasporti su strada. Strapagano veline, calciatori e ora anche passerotti parlanti da fare invidia a San Francesco, per convincerci a consumare addirittura l’acqua “a zero calorie”, e il bello è che ci riescono, visto che ogni italiano consuma oggi in media 188 litri di minerale in bottiglia, tre volte più di vent’anni fa.Come se non bastasse, ci hanno anche scippato la brocca d’acqua dal “coperto” quando mangiamo al ristorante.E provate a chiedere a un bar un bicchiere d’acqua: vi guarderanno come se foste un malato contagioso.La campagna “Imbrocchiamola!” nasce per reagire a questa situazione insopportabile. Se l’acqua “del rigattiere”, controllata e imbottigliata mesi or sono, dal prezzo circa duemila volte superiore a quella del rubinetto, ha sfondato, allora vuol dire che la mano invisibile del mercato di Adam Smith è diventata più lesta della mano di Arsenio Lupin: urge passare al contrattacco.La campagna è stata ideata dall’associazione ConsumAttori di Firenze, che promuove il consumo critico e la cittadinanza attiva.“Imbrocchiamola!” intende svelare, dal basso, i paradossi legati al consumo smodato di acque minerali, e così i ConsumAttori e Controradio -nell’ambito della trasmissione “Questione di stili”, un programma su stili di vita e consumo critico arrivato quest’anno alla terza edizione- hanno lanciato una campagna per una guida ai ristoranti di Firenze e dintorni che evidenzi “chi la dà” e “chi non la dà”, intendendo naturalmente i ristoranti, le pizzerie, le trattorie che sono disposti -o meno- a servire la brocca d’acqua del rubinetto.È un esercizio di scrittura collettiva, un’inchiesta, una campagna di pressione, da compiersi con una buona dose di ironia.Per portare avanti la campagna non c’è bisogno di alzare i toni: si chiede gentilmente la brocca, si registra la risposta, e, casomai, si accetta con un sorriso “quel che passa il convento”. Il ristoratore che non la dà, finirà tra ”i cattivi”. Con possibilità di redimersi al prossimo turno. Per agevolare la “redenzione” e per diffondere la campagna si suggerisce di lasciare sul tavolo il volantino che si può scaricare dal sito di Ae (www.altreconomia.it) che spiega, in perfetto stile nonviolento, le ragioni della richiesta e il senso della campagna.Non sarà facile contrastare una manipolazione culturale che raggiunge livelli paradossali. Quando al ristorante si chiede la brocca, le risposte sono le più fantasiose: “Non c’è”. “Non è buona”. “Non è potabile”. “È vietata”. “Non abbiamo le brocche. Non ce la chiede nessuno”. “Non ve la consiglio”. “Non ci possiamo prendere la responsabilità”. E ancora: “Se è per il prezzo, ve la regalo”. E via così, in un crescendo di affermazioni surreali; in realtà non solo il regolamento igienico sanitario (L.283/62 e Reg. Comunitario 852/2004) ma anche la logica più elementare ci dicono che un esercizio pubblico che fosse davvero privo di acqua potabile meriterebbe la revoca della licenza: non si vorrà mica insinuare che c’è chi lava l’insalata con acqua minerale?Insistere per esercitare il diritto alla brocca non è da intendersi come un capriccio, né come un modo per risparmiare denaro. Al contrario, vuole diventare un atto politico, una prima “goccia” che potrebbe produrre una serie di cerchi concentrici,sempre più ampi.Per esempio: le amministrazioni comunali (dalle quali dipendono le licenze per bar e ristoranti) potrebbero prevedere l’obbligo per gli esercenti di mettere a disposizione acqua in brocca sui tavoli, come servizio per la comunità. Accade all’estero, può accadere anche in Italia.In ogni caso, la campagna “Imbrocchiamola!” è una strada tra le molte sulla quale sarà utile avviarci per non trovaci, un giorno, a dover acquistare anche l’aria che respiriamo. "

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