mercoledì 26 settembre 2007

e ne sono molto orgogliosa !

Chiamiamoli gli Assaggiatori. Anzi, chiamiamole le Assaggiatrici.
Perché lo fate soprattutto voi, care lettrici.
Siete voi le gazze dell'antipasto, i rapaci del carpaccio, le aquile del contorno, le poiane del dessert.
Siete voi quelle che dicono: "Magari ne assaggio un pò del tuo.".
Una premessa. Il merito, o la colpa, di queste righe va a una giovane donna bruna, Federica, vicina di tavolo in un ristorante di Milano. La signorina non ha cercato di infilare la forchetta nel mio piatto, ma ha lasciato intendere che avrebbe potuto farlo, se fossimo stati in confidenza. Devo aggiungere che Federica è un'assaggiatrice reo-confessa, e questo le fa onore. Ha ammesso infatti che le donne - dai cinque ai centocinque anni - hanno questo difettuccio: non ordinano, piluccano. Non s'abbuffano come noi uomini ma, appunto, "ne assaggiano un pò". Il giorno dopo il nostro incontro - c'era un fidanzato testimone, che deve averci rimesso due cucchiaiate di dessert - la signorina mi ha spedito una sorta di sfogo, recuperato su internet. Il testo contiene la frase-chiave, quella che passa nella testa di ogni maschio in queste occasioni: "Ma porca miseria, prendine una porzione e avanzala". Invece no. Questo non accade. Assaggiare dev'essere un piacere sublime. Vedere la faccia infantile del compagno privato di un terzo di tiramisù è una soddisfazione che noi uomini (titolari del tiramisù) non possiamo capire.
Ma non buttiamoci giù. Possiamo rispondere, magari usando la stessa arma. Mettiamoci anche noi a pizzicare, piluccare, testare, sperimentare, lanciare la posata predatrice attraverso il tavolo. Il nostro modello sia Bill Clinton, che spingeva - probabilmente spinge ancora - la sua incontinenza fino ad assaggiare tutto quanto compariva sulla tavola (dovunque: Casa Bianca compresa). Voi direte: "Ma lui è l'ex presidente degli Stati Uniti! Nessuno ha il coraggio di protestare. Se lo facciamo noi, ci trapassano la mano con la forchetta." Calma: chi l'ha detto? L'importante è iniziare, e poi allenarsi fino a diventare professionisti. Gesti morbidi, rapidi ed essenziali.
E, insieme, la formula magica: "Magari ne assaggio un pò del tuo".
Forza ragazzi. La vendetta sarà (un) dolce.

Beppe Severgnini - Manuale dell'uomo domestico

Grazie Sole... :-)

giovedì 20 settembre 2007

aspettare

quante cose si vivono mentre si aspetta. una colazione frettolosa, un po' di freddo sulla pelle, una canzone lasciata in sottofondo, una strada ripetuta a memoria, una parola detta pensando ad altro, una telefonata a parlare di te, una idea per un viaggio, un catalogo ikea e voglia di un letto matrimoniale, il suono di un messaggio arrivato e sapere dove sei, contare ancora un giorno e poi un altro, fare la spesa e comprare lo yogurt alla stracciatella, e contare i passi e i minuti per aspettare un treno, e desiderarti, e piegare quei calzini che ormai sono lavati, e stirare una maglietta come se quel calore potesse vestirti anche un po' del mio amore. aspettare, vivere noi e una speranza, saperti vicino ma sentire la tua mancanza. immaginare un gesto preciso e la tua espressione quando la tua voce mi rimanda anche un tuo sguardo. sorridere nel cuore. e aspettare.

venerdì 14 settembre 2007

muoversi !

ancora una volta serve uno scossone, ma forte però. perché sono mesi e forse anni che mi lamento dell'immobilità della mia vita, di questo senso di attesa, di progetti che da sola non posso fare e che dipendono da scelte altrui. sono anni che lavoro in questo posto dove il tempo sembra fermarsi. e ho iniziato prima ad imparare, poi a creare qualcosina, poi a lamentarmi di avere poco da fare, poi prendendo questo come un parcheggio comodo e iniziare a pensare che la mia vita è fuori, è il resto. però poi la pigrizia mentale ha preso il sopravvento e tra provare a pensare ad una seconda laurea, tra desiderare una famiglia e tenermi comodo il posto, tra essermi guadagnata un'autonomia in cui mi sono accoccolata beh... mi sono fermata. e adesso si riapre il mondo, cambiano gli scenari aziendali ed eccomi sbucare dalla mia tana completamente impreparata. ma io non sono questa, io non sono ferma, io non amo stare a fare nulla, quasi abituata e contenta di non dover pensare. mi sono lasciata scivolare e sono incazzata. non leggo e studio da troppo, non ho piu' voglia ma mi si stanno spegnendo i neuroni. qui, indipendentemente da tutto, c'è da tirarsi su le maniche, smetterla con i buoni propositi ed i grandi progetti facili da accantonare e ricominciare: a darmi una mossa, a studiare le cose che devo fare, a propormi, a lavorare come si deve, a ristudiare l'inglese e ripassare il francese. è settembre e per me inizia qualcosa, altro che la primavera che mi rintrona, qui faccio lo zaino di buoni propositi. e già che ci sono penso anche alla palestra. e questa volta c'è di buono che ho un po' paura della situazione, che c'è aria di cambiamento e che sono incazzata con me stessa. bella spinta, non c'è che dire.

mercoledì 12 settembre 2007

un po'

un po' mi sono offesa, un po' ho avuto paura, un po' di orgoglio, un po' il senso di non essere rispettata, un po' il senso di ricordo e di nervoso; restano cicatrici del passato, almeno quando ci passi sopra il sale bruciano ancora, e forse dare fiducia non vuol dire dimenticare, ma accettare; solo che in fondo resta il desiderio che qualcosa possa essere riparato e non ancora scheggiato. poi ci sei tu che cucini mentre arrivano gli amici, poi ci sono i fiori che mi fanno sentire un sorriso, poi c'è una catenina fatta di cuori, io che non sono in ansia a vestire a festa casa, nostra. e ti accompagno al treno e mi chiedo come fare a svegliarmi senza un bacio, domattina. e non ho paura, ho speranza, ho voglia, ho desiderio. ho anche un po' sonno, in effetti, amore mio, e voglia di riposare e di sognare. e aspetto novità, ma con fiducia. perché ci siamo noi, anche per te e lo so. però non farmi una colpa delle mie fragilità, delle mie ferite. non è non fidarmi, non è rinfacciare. è non dare mai per scontato qualcosa che ho già visto allontanarsi senza motivo apparente. è bisogno di un abbraccio e di sapere che non andrai via. poi lo so che mentre ti abbraccio accanto a un treno penso ai tuoi calzini da lavare e sorrido. pensiero sciocco, pensiero di noi. Ti amo.

martedì 11 settembre 2007

09 09 1975 - 09 09 2007

grazie di cuore a tutti gli amici che hanno reso ancora piu' ...
"dolce" questo giorno

giovedì 6 settembre 2007

mattina

Mi sveglio ed è ancora buio, non passa sole dalla finestra e fa anche un po' freddo. Un brivido leggero. E mi ritrovo le tue braccia strette intorno, come a proteggermi, a non farmi andare via... non chiedo altro. E' un giorno speciale ogni giorno che posso svegliarmi accanto a te. Buona giornata, Amore mio.

martedì 4 settembre 2007

il nostro viaggio

Dammi un sole che sorge, perché ne ho bisogno.

Dammi un arcobaleno perché sono ancora pronta per andare a cercare dove nasce.

Dammi un sogno e un sorriso e l'energia torna, devo sconfiggere la paura,
devo solo accettare la curiosità e godermi il paesaggio intorno.

Mio compagno di viaggio stringimi la mano prima del tramonto,
perché la malinconia potrebbe far nascere una lacrima.