questa è una mail di risposta ad una amica lontana nello spazio ma non nel cuore, scritta un mesetto fa. ieri ci siamo viste ed il tempo è stato troppo poco. tra shopping e voglia di condividere cavolate e risate, un po' di leggerezza e la focaccia ripiena come rito da post-adolescenti ci è volato tra le dita e mi è rimasto ancora piu' vuoto, anora piu' voglia di discorsi importanti perché oggi è un giorno importante e non so come starle vicina, vorrei dire e fare cose giuste e invece mi sento una scema. e nel frattempo una serie di piccole cose mi ha fatto venire di nuovo paura, e voglia di sicurezza. ma non è il momento di parlarne. Allora riporto questa, che scritta di getto è forse davvero il segno del punto di equilibrio che vorrei.
Un po' portare il peso dei dolori altrui per l'empatia che a volte vorremmo dimenticare fa maluccio, ma a volte ci si rende conto di quanto si è stupidi a stare male per cavolate.
Penso a quanto stiamo male e a quanto ancora di piu' per le paure; così stiamo male due volte.
Io ci sono dentro fino al collo in questa ansia: stare male per il passato, per la paura di cose già viste, per il presente, per cose che non vorremmo sentire addosso, e per il futuro, il senso di insicurezza, inadeguatezza che ci pervade. E sai che, anche se per motivi diversi, sento la tua stessa ansia, che questo compleanno è il primo che ho odiato veramente, che mi sento di non aver combinato nulla di buono, che ho paura del tempo e dei fallimenti, ho paura di soffrire, ho paura di non essere capace. E quante volte ho già detto "paura", troppe.
Mi viene l'elenco dei dolori altrui come fossero orizzonti che non riesco piu' a guardare, per affetto ma anche per l'idea che ad essere al loro posto non saprei farcela. Vorrei poter credere in un futuro di gioia e non non mi viene, vorrei fare il gioco della felicità di pollyanna e vedere le cose belle, e credere che la fortuna è di chi sa cogliere il meglio di ogni cosa. vorrei essere il sole non solo per me, e scaldare, e fare un sorriso come le faccine via sms. Invece sono stanca e sento male. Per rabbia per cose che non ho voluto sfogare, che ho rinunciato a elaborare per cercare di essere migliore; così tra l'urlato e il taciuto mi sento di non aver ancora capito come si fa a essere "buoni", "bravi", a saper donare senza togliere. Perché andando avanti, tutte le famose convinzioni che ci siamo dette su ciò che è giusto o non lo è cadono come mosche; perché la vita non è giusta per nulla. non è ne giusta, ne meritocratica. ne netta nel darci modo di giudicare. Forse dovremmo fidarci, di Dio, o del destino, o di chi ci vuole bene. Smettere di inseguire ciò che vorremmo ma vendemmiare e sorridere di ciò che abbiamo, guardare il bicchiere mezzo pieno e scoprire che forse è anche piu' di mezzo. E invece c'è questo vuoto, che ferisce, altro che, che sa di sbagliato. E oltretutto se mi guardo intorno mi viene nervoso per chi penso abbia piu' di ciò che si merita e per chi vorrei proteggere e salvare e mi sento impotente; come se stesse a noi giudicare e proteggere, già, che presunzione. E invece a noi tocca vivere, al massimo abbracciare e lasciarsi abbracciare. E anche se io ho la fede mi viene davvero difficile capire, o meglio accettare tutto questo; capire forse è fatica inutile, ma almeno avere il coraggio di vivere come un dono. un dono prima di tutto ricevuto. e poi da dare. Eppure la vita ci circonda ogni giorno, anche quando siamo compagne, mogli figlie, amiche, mamme di cuccioli pelosi. Forse è colpa della nostra autostima piccola, o degli ormoni, o dei nostri sogni grandi, del volerci sentire capaci, del non avere il coraggio di non piacerci. di non sopportare il limite. Facciamo coincidere il limite a qualcosa di sbagliato, di ingiusto, di colpa, e invece no. La bellezza e la grandezza delle cose dovrebbe essere proprio nel saper non vincere ma fare frutto in ciò che ci è dato. Per scegliere qualsiasi cosa per la nostra vita, per dare un senso c'è solo una possibilità: guardarci allo specchio e dirci che siamo belle, e volerci bene così, anche con le lacrime che scendono, anche con l'insicurezza, i limti, le incapacità, le non possibilità, la rabbia, anche e soprattutto quando siamo fragili. e ringraziamo il cielo se abbiamo accanto qualcuno che abbracciandoci ci fa comunque sentire a casa.
Un po' portare il peso dei dolori altrui per l'empatia che a volte vorremmo dimenticare fa maluccio, ma a volte ci si rende conto di quanto si è stupidi a stare male per cavolate.
Penso a quanto stiamo male e a quanto ancora di piu' per le paure; così stiamo male due volte.
Io ci sono dentro fino al collo in questa ansia: stare male per il passato, per la paura di cose già viste, per il presente, per cose che non vorremmo sentire addosso, e per il futuro, il senso di insicurezza, inadeguatezza che ci pervade. E sai che, anche se per motivi diversi, sento la tua stessa ansia, che questo compleanno è il primo che ho odiato veramente, che mi sento di non aver combinato nulla di buono, che ho paura del tempo e dei fallimenti, ho paura di soffrire, ho paura di non essere capace. E quante volte ho già detto "paura", troppe.
Mi viene l'elenco dei dolori altrui come fossero orizzonti che non riesco piu' a guardare, per affetto ma anche per l'idea che ad essere al loro posto non saprei farcela. Vorrei poter credere in un futuro di gioia e non non mi viene, vorrei fare il gioco della felicità di pollyanna e vedere le cose belle, e credere che la fortuna è di chi sa cogliere il meglio di ogni cosa. vorrei essere il sole non solo per me, e scaldare, e fare un sorriso come le faccine via sms. Invece sono stanca e sento male. Per rabbia per cose che non ho voluto sfogare, che ho rinunciato a elaborare per cercare di essere migliore; così tra l'urlato e il taciuto mi sento di non aver ancora capito come si fa a essere "buoni", "bravi", a saper donare senza togliere. Perché andando avanti, tutte le famose convinzioni che ci siamo dette su ciò che è giusto o non lo è cadono come mosche; perché la vita non è giusta per nulla. non è ne giusta, ne meritocratica. ne netta nel darci modo di giudicare. Forse dovremmo fidarci, di Dio, o del destino, o di chi ci vuole bene. Smettere di inseguire ciò che vorremmo ma vendemmiare e sorridere di ciò che abbiamo, guardare il bicchiere mezzo pieno e scoprire che forse è anche piu' di mezzo. E invece c'è questo vuoto, che ferisce, altro che, che sa di sbagliato. E oltretutto se mi guardo intorno mi viene nervoso per chi penso abbia piu' di ciò che si merita e per chi vorrei proteggere e salvare e mi sento impotente; come se stesse a noi giudicare e proteggere, già, che presunzione. E invece a noi tocca vivere, al massimo abbracciare e lasciarsi abbracciare. E anche se io ho la fede mi viene davvero difficile capire, o meglio accettare tutto questo; capire forse è fatica inutile, ma almeno avere il coraggio di vivere come un dono. un dono prima di tutto ricevuto. e poi da dare. Eppure la vita ci circonda ogni giorno, anche quando siamo compagne, mogli figlie, amiche, mamme di cuccioli pelosi. Forse è colpa della nostra autostima piccola, o degli ormoni, o dei nostri sogni grandi, del volerci sentire capaci, del non avere il coraggio di non piacerci. di non sopportare il limite. Facciamo coincidere il limite a qualcosa di sbagliato, di ingiusto, di colpa, e invece no. La bellezza e la grandezza delle cose dovrebbe essere proprio nel saper non vincere ma fare frutto in ciò che ci è dato. Per scegliere qualsiasi cosa per la nostra vita, per dare un senso c'è solo una possibilità: guardarci allo specchio e dirci che siamo belle, e volerci bene così, anche con le lacrime che scendono, anche con l'insicurezza, i limti, le incapacità, le non possibilità, la rabbia, anche e soprattutto quando siamo fragili. e ringraziamo il cielo se abbiamo accanto qualcuno che abbracciandoci ci fa comunque sentire a casa.

1 commento:
Innanzitutto grazie per essere passata dal mio blog!
E poi: bella l'e-mail che hai mandato alla tua amica. E' scritta col cuore, come dovrebbe essere!
Saluti!
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