martedì 10 marzo 2009

solitudine

“… Con un certo sollievo si era lasciata andare. Le sembrava di avere sempre fatto tutto quanto per qualcun altro, ma adesso c’era soltanto lei e poteva semplicemente smettere, arrendersi e basta. Aveva più tempo per le stesse cose, ma avvertiva un’inerzia nei movimenti, la fatica come di spostarsi dentro un liquido viscoso. 

Vagava per l’appartamento silenzioso come il fantasma di se stessa, inseguendo senza fretta la propria lucidità. Sto impazzendo, pensava alle volte. Ma non le dispiaceva. Anzi, le veniva da sorridere, perché finalmente stava scegliendo lei.”

(Paolo Giordano – la solitudine dei numeri primi)

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