quando dopo un senso di freddo interiore vedi intorno che tutto si sveglia vorresti fare parte di un prato, vorresti essere "quel prato". per aspettare il sole, poi la pioggia e ancora il sole, per sentirsi rifiorire. per sbocciare in espressione di vita. quando invece ti senti masso inerme alle intemperie no, ti senti un po' incazzato, un po' stanco di quel peso che non ti permette di scaldarti, che ti rende erodibile e non fertile. ho nostalgia di un prato cui assomigliavo, nella freschezza e nella serena attesa che il corso delle cose portasse colore. ora no.
intanto altri elementi si affollano nella mia vita, quelli che mi portano in fuga, quelli che mi trattengono per le caviglie in modo doloroso, quelli che sento soffocati. e alla fine mi sento come un nevaio che potrebbe sciogliersi al primo sole. con un onda di emozioni compresse, dolorosamente rumorose, che rischiano di diventare valanga su me stessa.

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